Google, i gay e la pornografia
Sembra che il più famoso e potente motore di ricerca del web abbia una visione un po’ distorta dell’omosessualità. Google discrimina i gay? Non proprio, ma forse i suoi celeri algoritmi di valutazione e indicizzazione non vanno troppo per il sottile quando si tratta di alcuni termini, come la parola gay.
Questo il fatto:
BGay.com è un sito di gay e lesbiche, come ce ne sono a migliaia sul web. Alcuni giorni fa i gestori del sito hanno deciso di far partire una campagnia “pay per click” con il sistema AdWords di Google. Per i non addetti ai lavori, si tratta di inserire dei collegamenti sponsorizzati a fianco delle pagine di ricerca di Google, da far comparire in occasione di ricerche eseguite su termini ben specifici (parole chiave) scelti dagli inserzionisti. Questi collegamenti sono costituiti da un titolo e da due righe di descrizione, che devono sottostare a precise regole imposte dal motore di ricerca. I webmaster di Bgay.com, nel compilare le righe di descrizione, hanno ovviamente inserito il termine “Gay”, che il sistema di controllo di Google ha subito bloccato come “Contenuto Inaccettabile”, messaggio perentorio al quale è seguito un testo esplicativo che approssimativamente dichiarava : “Abbiamo rilevato che la vostra inserzione contiente termini spesso associati a pornografia. Le politiche di Google proibiscono la promozione di contenuti pornografici, a meno che non coinvolgano adulti consenzienti…”
Sebbene i gestori del sito dichiarino di non ritenere Google omofobico, chiedono che vengano riviste le politiche di filtraggio dei contenuti delle inserzioni. Associare la parola gay alla pornografia è da ritenere offensivo senza alcun dubbio. A Google la risposta a questa incredibile vicenda










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